Più istruite, più qualificate e sempre più protagoniste dell'economia e della società. Eppure continuano a guadagnare meno, ad avere minori possibilità di carriera e a incontrare maggiori ostacoli nell'accesso e nella permanenza nel mondo del lavoro, frenate da divari che ne limitano ancora occupazione, reddito e crescita professionale. È il paradosso che emerge dalla fotografia della condizione femminile in Sardegna, al centro della quarta e penultima tappa del percorso di Donne Coldiretti, ospitata oggi all'Archivio di Stato del capoluogo.
Una Sardegna fatta di luci e ombre quella raccontata dai dati illustrati da Vania Statzu, direttrice scientifica di Iares, nel corso dell'incontro organizzato da Donne Coldiretti Cagliari. Ad accogliere le imprenditrici arrivate da tutta l'Isola sono state la responsabile provinciale, Elisabetta Secci, e la coordinatrice regionale, Maria Gina Ledda. Alla giornata ha partecipato anche Mariafrancesca Serra, responsabile nazionale e regionale di Donne Coldiretti. Presenti inoltre il direttore di Coldiretti Cagliari Giuseppe Casu e il direttore dell'Archivio di Stato di Cagliari, Enrico Trogu, che hanno portato il loro saluto ai lavori.
IL CONFRONTO. I numeri raccontano una realtà in evoluzione, nella quale le donne hanno conquistato spazi sempre più importanti nella formazione, nell'impresa e nella società, ma dove persistono ancora ostacoli che ne limitano il pieno protagonismo. Da qui la scelta di dedicare la tappa di Cagliari a un approfondimento sul ruolo delle donne nel lavoro e nelle comunità, creando un momento di confronto tra esperienze diverse accomunate dalla volontà di costruire maggiori opportunità, tutele e riconoscimento.
La giornata ha offerto uno spazio di dialogo e condivisione tra imprenditrici provenienti dai diversi territori della Sardegna, consentendo di mettere a confronto storie, percorsi professionali, difficoltà e buone pratiche. Un'occasione per riflettere sui cambiamenti in atto ma anche per individuare proposte e strumenti utili a superare quei freni che ancora oggi impediscono alle donne di esprimere pienamente il proprio potenziale.
NUMERI DEL DIVARIO. Nonostante un livello di istruzione mediamente superiore a quello degli uomini, le donne sarde continuano a incontrare maggiori difficoltà nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione femminile si attesta al 54,7%, ben al di sotto di quello maschile (69%) e inferiore anche alla media nazionale femminile (58%). Pesano soprattutto le forme di lavoro meno stabili: il 20% delle lavoratrici è occupato con contratti a termine da oltre cinque anni e il part-time involontario coinvolge oltre una donna su cinque (20,2%), contro il 6% degli uomini e il 12,8% della media italiana. Anche la mancata partecipazione al mercato del lavoro resta elevata, con un tasso del 19,2%, superiore al dato nazionale del 14,8%.
A incidere è anche il peso della maternità: in Sardegna, ogni 100 donne senza figli che lavorano, solo 71 madri risultano occupate, un dato inferiore alla media italiana (75) e molto distante dalle regioni più virtuose come l'Umbria (92,4). Sul fronte delle retribuzioni, il gap resta legato soprattutto alla minore presenza femminile nei ruoli apicali e alla maggiore diffusione del part-time involontario, fattori che contribuiscono a mantenere più bassi i redditi delle donne rispetto a quelli degli uomini. In questo scenario, l'agricoltura rappresenta uno dei settori più importanti dell'imprenditoria femminile: il 22% delle imprese guidate da donne opera infatti nel comparto agricolo, confermando il ruolo strategico delle imprenditrici nella crescita economica e sociale dei territori.
DONNE COLDIRETTI CAGLIARI. "Abbiamo voluto che questa tappa fosse un'occasione per riflettere sui risultati raggiunti dalle donne ma anche sulle difficoltà che ancora oggi incontrano nel mondo del lavoro e nella società - ha sottolineato Elisabetta Secci - i dati ci mostrano che esistono ancora divari importanti, ma raccontano anche una realtà femminile preparata, dinamica e capace di creare valore. Come Donne Coldiretti crediamo che il confronto e la costruzione di reti siano strumenti fondamentali per trasformare le criticità in opportunità di crescita".
Un messaggio condiviso anche dalla coordinatrice regionale Maria Gina Ledda. "Questo percorso sta dimostrando quanto sia forte la voglia di partecipazione delle donne nei territori. In ogni tappa abbiamo raccolto esperienze, idee e testimonianze che raccontano un'agricoltura moderna, innovativa e sempre più al femminile. Donne Coldiretti vuole essere uno spazio di rappresentanza, crescita e proposta, capace di valorizzare il contributo delle imprenditrici allo sviluppo delle comunità e dell'intera Sardegna".